Tonino spia? Mah
Di una vecchia cena delle beffe, che vide fianco a fianco un Tonino allora senza macchia e il senza macchia, allora, Bruno Contrada, riemerge dopo un’infinità di tempo una fotografia. Giannelli sul Corriere di ieri l’ha ritagliata e mirabilmente ricontestualizzata: non si vede, dal bordo slabbrato, chi la stesse dando a bere a chi. Perfetto. Quel che manca nelle vecchie foto che sbucano improvvisamente accusatorie è sempre quel che stava intorno. Leggi qui Perché mi annoia la storia delle foto di Di Pietro di Giuliano Ferrara
17 AGO 20

C’è chi allora gridò, nel deserto, quel che si vedeva a occhio nudo. A patto di non chiudere gli occhi. C’era chi “vedeva” il poker d’assi, chi avvertiva di una magistratura che ambiva a sostituire la politica, come poi accadde. Fu denunciato un pm abile e tribuno che presto avrebbe sostituito i suoi inquisiti, e quel pm fondò un partito. Era palese che non fosse estraneo a qualche amichevole briefing transoceanico, giusto per fargli intendere sopra a chi sarebbero cascati i muri e chi sarebbe stato sommerso, e chi solo infarinato. Rari giornalisti provarono ad allargare già allora l’inquadratura; un piccolo settimanale catto-primorepubblicano, il Sabato, tirò giù la saracinesca poco dopo aver messo in pagina un elenco ragionato dei fatti. Sarà per questo che il riemergere da un’infinità di tempo di quella fotografia, di quelle frequentazioni ambientali, di quei rapporti confidenziali, allappa con un retrogusto da chissenefrega, da fuori tempo massimo. Adesso che dalle sponde più impensate, comprese quelle amiche di MicroMega, sale l’onda dello scaricabarile e della contestualizzazione postuma. L’impressione è di un maramaldesco voler uccidere l’uomo morto, o almeno azzoppato.
Vendette tardive, una sindrome da Conte di Montecristo ma a costo zero e un tanto facilona. Come l’insipido Bersani, che invita a “riflettere sul fatto che foto di 18 anni fa sbuchino fuori proprio adesso”. Forse s’erano perse in Mugello, no? Un piccolo vizio italiano, la natura sicaria di certi regolamenti di conti fatti sempre a babbo morto, a buoi scappati, a latte versato. Non a caso la lingua ha un’infinità di espressioni per variare sul medesimo, meschino, moralismo del poi. Come quelli che oggi chiedono durezza per i terroristi (ormai ex), quegli stessi che a P38 fumante chiedevano invece clemenza e strategia dell’attenzione. Come quelli che oggi rivogliono picchiare in testa al tribuno, dopo averlo salutato “stinco di santo”, con bacio di pantofola e remissione di querele, quando andava a rifarsi la faccia in Mugello. Troppo facile, come fumarsi un Montecristo. Ovviamente a scrocco.
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